| Leggende | Origini | Storia | Standard | Chi è - Carattere |
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LEGGENDE |
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Narra un’antica leggenda Vichinga che tanto tanto tempo fa, in un lontano paese del Nord, viveva una bellissima dea di nome Freya, un po' ribelle, un po' sbarazzina, la quale trascorreva il suo tempo in compagnia di alcuni gatti di colore bianco, dall’aspetto maestoso e con il mantello fitto, lungo e soffice al tatto, i quali la deliziavano nelle sue tristi giornate facendole tante tante fusa. |
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Freya dea della fertilità e dell’amore si divertiva molto ad andare in giro sopra ad un carro tutto d’oro, trainato da una muta di questi fantastici e maestosi gatti, elargendo abbondanza e prosperità. Questi gatti erano i primi norvegesi della Foresta. Un'altra leggenda racconta che Thor, il possente dio della folgore, strenuo difensore degli uomini contro gli assalti dei giganti e delle forze del male, si rivelò incapace di sollevare da terra un gatto di questa razza, talmente era pesante. Le origini di questi magnifici felini si perdono dunque nella notte dei tempi, evocando epoche lontane, nonché il leggendario popolo dei Vichinghi. Pare infatti, che i progenitori dei nostri maestosi gattoni fossero impiegati dai Vichinghi nei lunghi viaggi sui mari per tenere sgombre dai topi le stive delle navi e fu così che questi micioni divennero anche il gatto domestico delle loro case. |
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ORIGINI |
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STORIA Quello che Peter Clausson Friis chiamava lince-gatto era proprio il Norvegese! E' decisamente possibile, dato che anche al giorno d'oggi si riscontrano molte similitudini tra la lince e lo Skogkatt. Le più evidenti somiglianze che entrambi i felini manifestano, sono indubbiamente la grossa stazza, le zampe posteriori più alte, i ciuffi di pelo sulle orecchie e nelle zampe un’abbondante pelo che permette loro di non sprofondare nella neve. Inoltre, entrambi amano l'acqua e sono molte abili nel prendere pesci nei laghi e nei ruscelli. Poi silenzio sino al 1835. Solo quando venne pubblicata l'opera "Favole popolari norvegesi" scritto da Asbjornsen e Moe, il gatto delle foreste entra a far parte del patrimonio letterario e culturale norvegese. Nell’opera “Favole popolari norvegesi” lo si trova numerose volte, dove viene chiamato "Huldrekat" ("huldre" = ninfa del bosco). Nel glossario un "huldrekat" viene descritto come un gatto dei boschi con una coda spessa e folta. Nel 1912 l'autore norvegese Gabriel Scott scrisse un popolarissimo libro per bambini intitolato "Sølvfaks" (= "Silver-fax"); il protagonista della storia e' un gatto dei boschi chiamato appunto Sølvfaks. Nel 1943, fu pubblicato in Norvegia un libro sull'allevamento del Gatto Norvegese delle Foreste, ad opera di Reidar e Lund. Lo Skogkatt ha sviluppato caratteristiche uniche nel mondo felino. Con il tempo, l'allevamento selettivo ha solo esaltato le caratteristiche morfologiche naturali del gatto e ha voluto ridare alla razza un'originale identità. La selezione indotta, allungando il corpo, la coda e il muso, lo ha anche ben differenziato dalle altre razze come il maine-coon e l'angora turco con le quali veniva spesso confuso. Verso gli anni 30 alcuni allevatori Scandinavi s’interessarono attivamente a questo felino autoctono. Iniziarono così un allevamento con l’obiettivo di salvaguardare l’originalità della specie, selezionando i soggetti per la loro morfologia e la folta pelliccia, cercando di preservarlo da accoppiamenti con gatti a pelo corto. Come molte altre razze anche il Norvegese conobbe un momento di declino durante la Seconda Guerra mondiale perché la chiusura delle frontiere, e la scelta di sottoporre a quarantena gli animali in entrata e in uscita dalla Scandinavia, impedirono la divulgazione e lo scambio di notizie su questi gatti. L'isolamento, ovviamente, determinò un progressivo impoverimento del patrimonio genetico della razza, per poi ripartire di nuovo negli anni cinquanta. |
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Tuttavia solo verso gli anni 70, a seguito dell’incombente pericolo d’estinzione (tra le cause, l’estensione delle città e la diffusione di gatti a pelo corto), furono messi a punto dei programmi di allevamento. I primi rappresentanti di questa affascinante razza comparvero in esposizione nel 1969. Erano 13 esemplari. |
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Dovremo però aspettare il 1973, quando H. Nordane ed E. Runas della Federazione Felina Norvegese iniziarono il primo serio programma di selezione ed allevamento.Nel 1974 viene registrata al libro origine norvegese, la prima coppia di nome Pippa e Truls che dà vita ai primi cuccioli. Nel 1975, Kari Eggum, Live Loose e Egil Nylund fondarono il Norsk Skogkattring Club che decretò per questa meravigliosa razza un successo inaspettato. Due anni più tardi, nel 1977, il riconoscimento ufficiale da parte della Federazione Internazionale (F.I.Fe), gli assicurò la consacrazione nel mondo felino. Nel 1984 allevatori americani aderenti alla T.I.C.A. (The International Cat Association) stabilirono lo standard della razza. Nel 1987 anche il C.F.A. (Cat Fancier’s Association) registrò il suo primo Norvegese e sei anni più tardi la razza venne riconosciuta ufficialmente e lo standard definito. C'era un enorme lavoro da fare; trovare i giusti soggetti per l'allevamento, e assicurarsi che il materiale genetico fosse sufficientemente vario da proteggere la razza dai rischi insiti nella consanguineità. Questo lavoro continuò in Scandinavia fino al 1990, quando si decise di fermare il riconoscimento di nuovi animali provenienti dalle aree rurali, i cosiddetti novizi. Tra i pionieri, la più ricordata è senza dubbio Else Nylunds, con l'affisso "Pan", ma anche Randi e Arild Grotterød, che hanno dato un grande contributo alla razza con il loro affisso "Torvmyra". La ragione per cui questi due affissi sono particolarmente ricordati è che ancora oggi vengono allevati gatti discendenti da loro, ed è attualmente quasi impossibile trovare un gatto nel cui pedigree non vi siano antenati dall'affisso "Pan" o "Torvmyra". Altri allevatori che, per una ragione o un'altra, hanno smesso di allevare Gatti Norvegesi - ma la cui influenza può essere chiaramente rintracciata nella razza com'è oggi - hanno usato affissi come "Colosseum", "av Baune", e "Pjewiks Forest". I pionieri norvegesi furono presto affiancati da allevatori danesi, come Vibeke Poulsen ("Dovregubben"), e Dortemarie Kaplers ("Guldfakse"). Ormai nessuno di questi due allevamenti sta più producendo Norvegesi. Vibeke Poulsen fu la proprietaria del primissimo Norvegese arrivato in Danimarca, il cui nome è Norwegian Wood's April Dream, chiamata col nomignolo di "Sidser". Sidser fu riconosciuta come Gatto delle Foreste Norvegesi in una esposizione in Danimarca, e morì all'età di 16 anni. Il riconoscimento di Sidser diede inizio a tutto. Parecchi gatti furono importati in un breve lasso di tempo. I più conosciuti ancora oggi sono tre maschi, piuttosto anzianotti. Il più vecchio, nato nel 1980, fu IC Røde Peer. Dopo di lui arrivò il GIC & EP Torvmyra's Grand Soltario. Il più amato dei tre fu EC Colosseum's Gustav Graah, Merito Distinto, nato nel maggio 1981. Questi tre stalloni non sono ovviamente più attivi da molto tempo, e solo Torvmyra's Grand Soltario è ancora vivo, ma tutti loro hanno grandemente contribuito allo sviluppo della razza in Danimarca e alla sua diffusione in Europa. |
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| STANDARD | ||
| Testa |
Forma triangolare. L'attacco del lato esterno delle orecchie forma con la punta del mento un triangolo equilatero, il profilo è dritto dalla cima della fronte alla punta del naso (nessuno stop) la fronte leggermente arrotondata, mento forte. |
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| Orecchie |
Grandi, larghe alla base, appuntite,
possibilmente con ciuffetti sulla punta e lunghi peli che fuoriescono. |
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Occhi |
A mandorla e moderatamente grandi, ben aperti
e piazzati leggermente obliqui. |
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Corpo |
Robusto, con petto pieno, ma non grasso,
grande nei maschi, considerevolmente meno nelle femmine. Ossatura pesante,
muscolatura robusta con buon tono muscolare, il dorso viene mantenuto
orizzontale nell'andatura. |
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Zampe |
Robuste in proporzione al corpo, con zampe
posteriori più alte delle anteriori. |
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Coda |
Lunga almeno quanto la distanza dalla sua base alla
spalla, ampia alla base, si assottiglia gradualmente fino alla punta. Pelo
pieno. |
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Mantello |
Pelo semilungo ma non uniforme: più corto sulle spalle, diventa gradualmente più lungo giù per i fianchi. Gorgiera che si estende da dietro il collo fino sul davanti.
Il sottopelo lanoso è ricoperto da un pelo di
copertura lucido e idrorepellente che è formato da peli lunghi, grossi e
lucidi che coprono la schiena e i fianchi. |
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Colore |
Tutti i colori sono permessi, incluse tutte le varietà con bianco, sono esclusi i disegni di tipo point (siamese) e i colori chocolate, lilac, cinnamon e fawn. Qualunque quantità di bianco è permessa. |
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Difetti |
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Generali |
Gatto tropo piccolo o di struttura sottile | |
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Testa |
Rotonda o quadrata, profilo con interruzione (stop) |
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Orecchie |
Piccole, piazzate troppo basse, piazzate troppo vicine tra loro |
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Coda |
Corta |
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Zampe |
Corte, sottili |
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Mantello |
Mantello secco, annodato, troppo setoso |
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CHI E' -
CARATTERE Il Norvegese emana un’impressione di forza e tranquillità. I maschi che arrivano a pesare interno ai sette chili sono molto più imponenti delle femmine il cui peso si aggira intorno ai quattro/cinque chili. |
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E’ uno dei pochissimi gatti che scende da un albero girando a spirale lungo il tronco. Allevare il Norvegese non è poi così difficile come può sembrare. Le femmine hanno calori più o meno rumorosi, a secondo dei soggetti, ed inoltre sono madri veramente molto attente. Le cucciolate in genere sono formate da 3-4 cuccioli che la madre accudisce con pazienza e amore. I cuccioli apprendono molto facilmente a tenersi puliti da soli e, sin dalla più tenera età, imparano ad utilizzare la cassetta. La crescita è veloce nel primo anno di vita, poi continua ad irrobustirsi fino a raggiungere la completa maturità all’età di quattro anni. Nonostante il suo aspetto da gatto selvaggio, il Norvegese delle Foreste è un “Grande Buono”; non è solo un bel gattone, ma è anche dolce e coccolone, è molto socievole e accetta gli altri gatti, i cani e i bambini senza problemi. La sua intelligenza è acuta, capisce tutto ed è facile insegnargli tante cose. Si attacca particolarmente al suo padrone e lo si può considerare tranquillamente un gatto casalingo. Questo magnifico gatto si adatta bene alla vita in appartamento, basta lasciargli a disposizione dei giochi, un tiragraffi e lui ne sarà felice. Ama molto andare sopra i mobili ed osservare tutto quello che succede, a lui non sfugge proprio nulla. Nonostante sia discreto, il Norvegese ha il dono di essere sempre presente nella vita familiare. Partecipa attivamente, esprimendo i suo stati d’animo con la mimica e parlando nel vero senso della parola. Ma non crediate che manchi di carattere. E’ gatto dalla punta delle orecchie fino alla punta della coda. E’ soprattutto per il suo carattere e non solo per la sua bellezza, che chi ne possiede uno non può fare a meno di lui. Non è poi così difficile come sembra, vivere con questo possente micione. Lui si adatta benissimo a vivere in appartamento con noi, a patto che lo si rispetti. |
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