(data articolo 28/12/2004)
|
|
Non c'è alcuna legge dello
Stato italiano che vieti l'importazione di gatti dall'estero e/o la loro
vendita nei negozi, qualunque sia la loro razza. Così come non c'è alcuna
legge dello stato che vieti di vendere, spacciandoli per gatti di razza e
facendoli pagare come tali, gatti senza pedigree. Non c'è alcuna legge che
determini il prezzo di un gatto, di razza o meno. |
|
Cioè: nell'Est europeo, in
paesi che fino a poco tempo fa non facevano parte dell'UE, esistono le
famigerate 'mills', vere e proprie fabbriche di animali, cresciuti
apposta per l'esportazione e venduti a bassissimo prezzo. Camionate (non
esagero) di cuccioli stipati in scatoloni o gabbie vengono quindi esportati,
con dei viaggi in cui la cura dei gatti è certo il minimo problema: il tasso
di mortalità è altissimo (mi parlavano di CASSETTE piene di animali morti
durante il viaggio buttati via), ma ne vale comunque la pena, dato il
guadagno che se ne ricava. Purtroppo non c'è, a tutt'oggi, una legge che
vieti questa pratica barbara: l'unica cosa è la sensibilizzazione
dell'opinione pubblica al riguardo: se cioè nessuno comprasse nei negozi
gatti/cani importati, non sarebbe più lucroso esportarli e 'fabbricarli'.
Perché è chiarissimo a tutti che questa pratica ha come unico e solo scopo
il lucro alle spalle degli animali: lucro per chi li alleva nei paesi di
origine, lucro per chi li esporta, lucro per chi li vende nei negozi (il
ricarico è altissimo). |
|
| - | c'è il divieto di cedere i propri gatti a negozi o laboratori, ecc. |
| - | c'è il divieto di tenere gli animali in gabbia o in luoghi angusti, poco illuminati ecc. |
| - | c'è il divieto dei vendere cuccioli sotto una data età (per la FIFE 84 giorni, per l'AFeF 75, perché il gatto, diversamente dal cane, ha bisogno di stare con la madre per molto tempo) |
| - |
c'è il divieto di far fare cuccioli alle gatte troppo precocemente (sotto l'anno di età) e per più di 3 volte nell'arco di 24 mesi (si tenga conto che una gatta può tornare in calore circa un mese dopo la nascita dei figli: una femmina sfruttata potrebbe partorire fino a 3 se non addirittura 4 volte all'anno, ma la gravidanza e l'allattamento sono sfiancanti e molto debilitanti per la madre) |
| - | c'è l'obbligo di cedere i cuccioli COMPLETAMENTE vaccinati e muniti del libretto sanitario su cui devono essere segnate le vaccinazioni e profilassi effettuate. Il libretto sanitario è un documento importantissimo, perché da lì si può verificare lo stato di salute del gatto, certificato da un veterinario. Si tenga conto che un cucciolo non vaccinato può incorrere con una certa facilità in malattie mortali, perché di norma il suo sistema immunitario è più fragile di quello di un adulto e che solo con il richiamo è effettivamente coperto contro queste malattie: la prima vaccinazione dà una copertura solo parziale. |
| - |
c'è l'obbligo di registrare le cucciolate che
nascono e di vendere i cuccioli muniti di pedigree (è l'UNICO, l'unico modo
per avere la garanzia che sia un gatto di quella razza e non semplicemente
simile morfologicamente). Questo non esclude che ci possano essere allevatori disonesti che non si attengono a queste regole, ma, se questo viene scoperto, sarebbe opportuno che venisse segnalato alla associazione di appartenenza, perché prenda i provvedimenti necessari. |
|
Ci sono poi alcuni altri fattori, non meno
importanti: un gatto cresciuto in allevamento è cresciuto in casa, abituato
agli esseri umani, all'affetto, è stato con madre e fratelli tutto il tempo
necessario, è sicuramente molto più stabile di carattere. Un gatto cresciuto in gabbia, sottratto troppo presto alla madre, messo allo sbaraglio in un ambiente per lui 'ostile', spesso è più fragile psicologicamente, ha paura, non si fa prendere volentieri in braccio, è timido, ecc. Un gatto cresciuto in allevamento è controllato periodicamente dal veterinario, è sempre 'sott'occhio' (non che non si ammalino anche loro, ma è come quando si ammala un componente della famiglia). Di lui si sa tutta la storia, la genealogia e gli eventuali problemi ad essa connessi. Sono visibili le condizioni in cui è nato e cresciuto, i genitori, si sa da chi e da dove proviene. L'allevatore è spesso più esperto di un veterinario rispetto a quella razza (soprattutto se è rara) e può dare consigli utili, e poi è sempre a disposizione, di solito ci tiene a restare in contatto con i nuovi proprietari. Un allevatore serio, inoltre, sottopone i suoi gatti a test per prevenire malattie genetiche tipiche della razza, così da cercare di garantire gatti che siano non solo stabili di carattere, ma anche sani, il più possibile. Quasi sempre i cuccioli inoltre provengono da soggetti da esposizione: si cerca, cioè, di garantire, oltre a salute e stabilità di carattere, anche la qualità estetica del gatto, la sua aderenza allo standard di razza. Tutto questo è impossibile in un negozio, dove un gatto spesso viene venduto ad una cifra analoga, se non addirittura più alta, di quella che si versa per un gatto di allevamento, con pedigree, doppia vaccinazione e tutto. Con la differenza -che per un allevatore non è affatto irrilevante- che gli allevamenti italiani sono per la maggior parte amatoriali, cioè non professionali, cioè non a fini di lucro. In altri termini, sembrerà paradossale, ma la cessione dei cuccioli agli allevatori non provoca alcun guadagno, ma solo un parziale rientro dalle spese sostenute per mantenere l'allevamento. Il Club Magia dei Fiordi ha un regolamento a cui tutti gli allevatori che vogliono farne parte devono attenersi: sono regole restrittive rispetto a quanto richiesto effettivamente dalle varie associazioni di appartenenza, ma il nostro spirito è stato proprio quello di tutelare non solo la razza, ma anche i singoli gatti, di avere a cuore principalmente il loro benessere, sia fisico che psichico. Forse sembrerà poco, ma è una presa di posizione abbastanza decisa e netta. |